Micerino e l’oracolo beffato

Erodoto nel II libro delle sue Ἱστορίαι narra ai propri lettori del V secolo a.C. usi, costumi, storie e leggende degli Egizi, al suo tempo già antichi di oltre duemila anni. Fantasioso, aneddotico e spesso inaffidabile, lo storico greco mescola date e dinastie, miti ed episodi reali, giustificando che così li aveva uditi dai sacerdoti di un Egitto ormai tardo e alla sua decadenza. Per questo motivo gli egittologi hanno sempre invitato a non prestar troppa fede a quanto scritto dall’erudito di Alicarnasso. Già Cicerone, pur riconoscendo Erodoto come “padre della storiografia”, non esita a definirlo fabulosus (a dir poco “immaginoso”).

Quando ero scolaro undicenne ricordo che mi aveva molto impressionato la lettura di un paragrafo di storia incentrato sul faraone Micerino – in greco Μυκερῖνος traslitterazione dell’egiziano Menkaura – tratto proprio da Erodoto, in cui si racconta di come, con una sottile astuzia, l’illuminato sovrano fosse riuscito a beffare l’oracolo di Buto, che prediceva essergli rimasti soltanto sei anni di vita. L’espediente adottato dal faraone per aggirare la divinazione aveva una sua vivace e colorita efficacia narrativa, tale da accendere l’immaginazione di un ragazzino di prima media.

(129) Μετὰ δὲ τοῦτον βασιλεῦσαι Αἰγύπτου Μυκερῖνον ἔλεγον Χέοπος παῖδα. …. Κατὰ τοῦτο μέν νυν τὸ ἔργον ἁπάντων ὅσοι ἤδη βασιλέες ἐγένοντο Αἰγυπτίων αἰνέουσι μάλιστα τοῦτον· 

Dopo costui [Chefrèn] raccontano che regnò sull’Egitto Micerino, figlio di Cheope….gli Egiziani lo lodano più degli altri re succedutisi sul trono fino ad oggi ….

(133) . ἐλθεῖν οἱ μαντήιον ἐκ Βουτοῦς πόλιος ὡς μέλλοι ἓξ ἔτεα μοῦνον βιοὺς τῷ ἑβδόμῳ τελευτήσειν ….Ταῦτα ἀκούσαντα τὸν Μυκερῖνον, ὡς κατακεκριμένων ἤδη οἱ τούτων, λύχνα ποιησάμενον πολλά, ὅκως γίνοιτο νύξ, ἀνάψαντα αὐτὰ πίνειν τε καὶ εὐπαθέειν, οὔτε ἡμέρης οὔτε νυκτὸς ἀνιέντα, ἔς τε τὰ ἕλεα καὶ τὰ ἄλσεα πλανώμενον καὶ ἵνα πυνθάνοιτο εἶναι ἐνηβητήρια ἐπιτηδεότατα. Ταῦτα δὲ ἐμηχανᾶτο θέλων τὸ μαντήιον ψευδόμενον ἀποδέξαι, ἵνα οἱ δυώδεκα ἔτεα ἀντὶ ἓξ ἐτέων γένηται, αἱ νύκτες ἡμέραι ποιεύμεναι.

. un oracolo dalla città di Buto aveva pronosticato che gli restavano ancora solo sei anni di vita e che nel settimo sarebbe morto … Udito ciò Micerino, il cui destino sembrava ormai tracciato, si fece preparare un gran numero di lucerne ed ogni volta che calava la sera le accendeva e si abbandonava a libagioni e baldorie, senza smettere né di giorno né di notte, vagando per boschetti o stagni e ovunque conoscesse l’esistenza di luoghi di diletto. Voleva in questo modo smentire la profezia e raddoppiare da sei a dodici gli anni di vita, tramutando le notti in giorni.

(134) Πυραμίδα δὲ καὶ οὗτος κατελίπετο πολλὸν ἐλάσσω τοῦ πατρός, εἴκοσι ποδῶν καταδέουσαν κῶλον ἕκαστον τριῶν πλέθρων, ἐούσης τετραγώνου, λίθου δὲ ἐς τὸ ἥμισυ αἰθιοπικοῦ.

Anch’egli lasciò una piramide, molto più piccola di quella del padre: la cui misura per ogni lato è di tre pletri meno venti piedi, a base quadrangolare e per metà in pietra etiopica.

NOTA: per il testo greco da tradurre si è fatto ricorso all’edizione a cura di Philippe-Ernest Legrand, Hérodote, Histoires, livre II: Euterpe, Les Belles Lettres, Paris 1936

Abile stratagemma quello di moltiplicare per due gli anni che restavano da vivere ma oggi che siamo più smaliziati riconosciamo quanto fosse solo un sofistico esercizio virtuale. Puoi ingannare il vaticinio ma per quanto tempo puoi riuscirci con l’orologio biologico?

pastimes-ancient-egypt-alma-tadema-acquaforte-1874

L. Alma Tadema, Pastime in Ancient Egypt, acquaforte, 1874 (C. W. Sharpe incisore)

In Grecia il pletro era unità di misura corrispondente a 100 piedi, pertanto Erodoto calcola che la piramide di Micerino misurasse 280 piedi. Poiché il piede attico equivaleva a poco meno dei nostri 30 centimetri, mentre quello olimpico poco più di 30, le dimensioni della base dovrebbero corrispondere a circa 84 metri per lato. In realtà le più precise rilevazioni d’oggidì hanno computato una lunghezza di 103 metri. Di certo quindi c’è soltanto che quella di Micerino è la più piccola delle tre grandi piramidi di Giza.

Ed anche in quanto a genealogia Erodoto appare smentito dalle più accreditate parentele ricostruite dagli studiosi. Infatti Menkaura è ritenuto figlio di Chefrèn (accezione greca per Khafra) e non – come indicato dal Nostro – di Cheops (ellenizzazione dell’egizio Khufu), il quale ultimo, essendo padre di Chefrèn, in realtà di Micerino è avo.

La piramide di Micerino con i suoi 65 metri di altezza era meno della metà rispetto a quelle di Cheope e di Chrefren, alte entrambe originariamente oltre 140 metri.

piramidi di Giza

In alto: le piramidi di Giza, illustrazione di Severino Baraldi in R. Schiavo Campo, Dalle meravigliose Storie di Erodoto, La Sorgente, Milano 1988

Quando Erodoto menziona la pietra etiopica, intende naturalmente il granito proveniente dal sud del Paese, con cui erano rivestite le pareti delle sue facce.

Menkaura è l’ultimo faraone della IV dinastia e il suo regno data alla metà del terzo millennio a.C. Nella piana di Giza, poco distante dal sepolcro di Micerino e dal suo tempio funerario a monte, all’inizio del secolo scorso le esplorazioni nell’area furono affidate alla spedizione statunitense della Università di Harvard, sotto la guida dell’egittologo George Andrew Reisner. Le campagne di scavo erano state distribuite fra tedeschi, inglesi, francesi ed italiani (con il nostro Ernesto Schiaparelli). Ai nuovi arrivati da Oltreoceano toccava la zona del tempio a valle di Micerino.

A partire dal 1906 le prime prospezioni e poco dopo i primi risultati. Nel 1908 fu sensazionale la scoperta di ben otto lastre di pietra schistosa alte poco più di 90 centimetri con le triadi costituite dal faraone Menkaura affiancato dalla dea Hathor e dalle rappresentazioni personificate dei nomoi dell’alto Egitto. Di queste, solo quattro erano integre e di splendida fattura; delle altre purtroppo solo frammenti in ordine sparso.

Gli scavi continuarono sino a che nel 1910, quando già Reisner pensava che null’altro potesse venire alla luce, è la volta di un altro gruppo scultoreo che ritrae una coppia reale abbracciata, una diade con il faraone Menkaura che indossa in capo il menes, accanto alla sua sposa che l’egittologo ha identificato con la regina Khamerernebti II (anche se alla base non ne sono incisi i nomi).

Delle quattro triadi in grovacca, che rappresentavano altrettante province del sud (il quarto, il settimo, il quindicesimo ed il diciassettesimo nomòs) tutte sotto l’ala protettrice di Hathor, tre furono portate al Cairo ed esposte nel Museo Egizio della Capitale: il quarto nomòs di Waset, con capitale Tebe; il settimo di Diospolis Parva, la città di Hathor e di Bat; il diciassettesimo o Kynopolites con la rappresentazione dello sciacallo. L’altra – la triade con Micerino, la dea Hathor e la personificazione del quindicesimo nomòs di Hermoupolis Magna, identificato dalla lepre – fu donata dal governo egiziano a quello degli Stati Uniti. Portata da Reisner a Boston, Massachusetts, insieme al gruppo che ritrae la coppia regnante si trova nel locale museo di Fine Arts, orgoglio della Harvard University. Negli spazi espositivi sono qui in mostra anche due belle teste di Micerino in pregiato alabastro e a grandezza quasi naturale, che la missione americana riuscì a farsi assegnare dagli egiziani.

La grovacca è una arenaria sedimentaria di natura clastica, di colore grigio scuro (come indica la sua etimologia tedesca grauwacke), dura e compatta che lavorata raggiunge un bellissimo effetto. In Egitto si estraeva dalle cave presso Wadi Hammamat, tra il Nilo ed il Mar Rosso poco più a nord di Tebe, dal tempo delle prime dinastie faraoniche sino all’età dei Tolomei e dei Romani.

PIANA DI GIZA

1908 1

1908

Valle di Giza tempio di Micerino

In alto: foto eseguite durante la campagna di scavo della Harvard University nel tempio a valle della piana di Giza, guidata da G. A. Reisner

quattro triadi di Micerino

In alto: il prezioso rinvenimento archeologico delle quattro triadi intatte di Micerino, fotografate nel cortile del tempio a valle, durante gli scavi della Harvard University (1908/1910). Da sinistra: il nomòs tebano, quello dello sciacallo, della lepre e di Diospolis Parva. La terza stele, quella con il nomòs della lepre in altorilievo è stata portata a Boston. Le altre sono conservate al Cairo

AL CAIRO

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In alto: Menkaura fra la dea Hathor, la signora del sicomoro dalle corna di vacca e il IV nomòs dello scettro, quello tebano di Waset (Diospolis Magna) consacrato ad Amon-Ra, grovacca, h. cm. 93, Museo Egizio del Cairo

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In alto: triade del VII nomòs (del sistro), Diospolis Parva, sacro ad Hathor, con il faraone tra la dea e Bat, grovacca, h. cm. 93, Museo Egizio del Cairo

micerino museo del cairo

In alto: triade di Menkaura fra Hathor ed Anput, sorella e sposa di Anubi, personificazione divinizzata del XVII nomòs dell’Alto Egitto (Kynopolites, sacro allo sciacallo), grovacca, h. cm. 95, Museo Egizio del Cairo

triade IV nomòs

mueso del cairo 2

museo del cairo

Le triadi di Micerino sono distribuite nella galleria 47 al piano terra del Museo Egizio del Cairo. La prima stele in alto è quella che rappresenta il faraone tra la dea Hathor e la personificazione del IV nomòs tebano; la seconda quella del VII nomòs; la terza, disposta sul colonnato antistante, è la triade del XVII nomòs

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Agli scavi di Reisner del 1908 risale questa foto del rinvenimento di un ritratto di Micerino seduto, in calcare alabastrino, alto 160 centimetri, conservato al museo del Cairo

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Sono due le statue di Micerino assiso in trono venute alla luce nel 1907, entrambe in calcare alabastrino. Quella a sinistra, la più grande e malridotta, portata dagli americani a Boston, è stata integrata delle parti mancanti ed ora è esposta al Fine Arts Museum completamente restaurata 

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IN ALTO: come appare oggi, esposta in vetrina, la statua di Micerino nella galleria 41 al piano terra del Museo Egizio del Cairo

A BOSTON

Boston

In alto: triade del XV nomòs della lepre, Alto Egitto (Hermoupolis Magna, sacra a Thoth), con la dea Hathor assisa tra il faraone e la personificazione del nomòs, grovacca, h. cm. 85, Museum of Fine Arts, Boston

diade

In alto: gruppo scultoreo con il faraone Menkaura (alias Micerino) e la regina Khamerernebti II, grovacca, h. cm. 142, Museum of Fine Arts, Boston

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In alto: la diade reale di Boston al momento del rinvenimento a Giza nel 1910 da parte del Reisner

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In alto: uno dei quattro frammenti di triade portato da Reisner a Boston, Museum of Fine Arts

testa di alabastro 34 cm

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In alto: due teste in alabastro ritraenti Micerino, alabastro, h. cm. 34 e cm. 29, Museum of Fine Arts, Boston

prima dei restauri a Boston

micerino a boston

IN ALTO: statua in trono di Micerino nella prima versione espositiva (ancora mancante del busto poi identificato) e come è oggi dopo il complesso restauro integrativo risalente al 1935 che ha richiesto notevole cura ed impegno. Furono assemblati i vari frammenti raccolti durante la campagna archeologica del 1907 condotta dall’Università di Harvard sotto la guida di George Andrew Reisner e le lacune sono state completate con materiali moderni di ripristino (di impasto e colorazione leggermente diversi in modo da distinguerli dalle parti originali). L’altezza è di 235 centimetri

boston museum

La sala del Museo di Boston dove sono esposte la triade di Micerino (sullo sfondo) ed il suo ritratto con la regina Khamerernebti II

TEMPIO A VALLE DI GIZA

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In alto: piana di Giza, il tempio a valle di Micerino durante gli scavi del Reisner. In basso: rilievo dell’area archeologica eseguito da Clarence Stanley Fisher per la Harvard University, datato in basso 1910

Clarence B. Fisher.jpg

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