UN MOSCHETTIERE QUASI NAPOLETANO: ALESSANDRO DUMAS PADRE (24 luglio 1802 – 5 dicembre 1870)

Pochi sono a conoscenza del fatto che Alessandro Dumas Padre – l’autore francese noto in tutto il mondo per il suo ciclo di romanzi imperniato sui moschettieri di Francia e per le avventure del Conte di Montecristo – fu affiliato alla massoneria a Napoli presso la loggia Fede Italica. Il suo ingresso in quella officina avvenne assieme al giurista partenopeo Luigi Zuppetta, fervente mazziniano di cui condivise gli ideali risorgimentali, il quale lo introdusse allo stesso Garibaldi, notoriamente massone e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Il Francese caldeggiò l’impresa dei Mille e l’unificazione italiana. e a Dumas si riconosce il merito di aver fatto propaganda in Calabria contro la pena di morte; in questo un vero antesignano di ispirazione libero-muratoria, meritevole della cittadinanza onoraria attribuitagli da diversi comuni del Cosentino.

18701870: Garibaldi entra a Napoli. Acquerello di Franz Wenzel Schwarz

Il legame con l’Italia e l’affezione al nostro Sud in particolare fu, infatti, molto forte e furono molteplici i suoi soggiorni nel Bel Paese, di cui ha lasciato traccia in numerosi resoconti di viaggio.

Già nel 1832, durante il suo viaggio in Svizzera (A. Dumas, Impressions de voyage en Suisse: des vieux cantons aux iles Borromées, Guyot, Paris 1833-37) aveva oltrepassato la frontiera, toccando le Isole Borromee sul lago Maggiore, e si era spinto in rapida escursione sino a Milano, Pavia e Torino.

Ma è nel 1835, durante il periodo da giugno a dicembre, che Dumas si confronta  con la realtà più autentica e profonda del Paese, risalendo lo Stivale dalla Sicilia verso nord, sino a Napoli. Ce ne ha lasciato una vivace e sapida descrizione nelle sue Impressions de voyage (A. Dumas, Le Spéronare, Dumont, Paris 1842, 2 voll.; Le Corricolo, M. Levy fr., Paris 1843, 4 voll.; La Villa Palmieri, Dolin, Paris 1843, 3 voll.).

“Napoli … si compone di tre strade dove si va sempre e di cinquecento dove non si va mai. Le tre strade si chiamano Chiaia, Toledo e Forcella. Le altre cinquecento non hanno nome: sono l’opera di Dedalo, il labirinto di Creta, con il minotauro in meno e i lazzaroni in più”.

A. Dumas, Il corricolo, Colonnese, Napoli [1950] 2004, cap. II, p. 14

E’ in Toscana nel 1840-41 (A. Dumas, Impressions de voyage. Un année à Florence, Dumont, Paris 1841, 2 voll.) e in quell’occasione, muovendo dall’isola d’Elba, nel marzo del 1841 sbarca a Bastia, in Corsica. Raccoglie materiale per il suo racconto Les Frères Corses. Nell’isola passata sotto l’amministrazione francese in quegli anni si parlava ancora correntemente italiano – come annota lo scrittore stesso –  nonostante gli sforzi del governo di Parigi di recidere i legami con la Penisola e di reprimere il sogno di indipendenza di Pasquale Paoli, l’ardimentoso eroe isolano – anch’egli framassone – spinto delle più alte idealità libertarie. Anche l’ajaccino Bonaparte aveva aderito alla massoneria ma gli è stata mossa l’accusa di avere tradito le aspirazioni storiche della Corsica e di averla asservita alla grandeur dell’Impero.

Dumas Padre tornerà nell’Italia meridionale per prolungati soggiorni fra il 1860 ed il 1864.

E’ infatti proprio nel 1862 che si trattiene nella capitale campana e aderisce alla loggia Fede Italica. Napoli, che Stendhal considerava la più stimolante città italiana, al passo con le più evolute metropoli europee, fu uno dei primi centri di diffusione in Italia dei principi massonici, grazie al fervido ambiente culturale che ne connotava i salotti, i circoli letterari, gli ambienti giuridici.

E’ più credibile che Dumas fosse stato iniziato da tempo in Francia e che a Napoli fu accolto già con alto grado (il Gaeta parla di “Sovrano Principe Rosacroce”, cfr. C. Miccinelli, C. Animato, Il Conte di Montecristo. Favola alchemica e massonica vendetta, Edizioni Mediterranee, Roma 1991, p. 40) introdottovi dall’amico Zuppetta e da Fra’ Giovanni Pantaleo, cappellano dei garibaldini.

Non si hanno notizie documentate dell’attività massonica di Alessandro Dumas Padre in Francia, ma nella presentazione al suo Mémoires de Garibaldi (Levy fr., Paris 1860) dimostra di conoscere nei dettagli la storia della massoneria in Francia, delineando i legami fra Istituzione e Primo Impero, elencandone i principali adepti e il relativo grado: da Giuseppe Napoleone Bonaparte (Gran Maestro dell’Ordine) a Gioacchino Murat (Gran Maestro aggiunto); da Eugenio di Beauharnaise (Maestro Venerabile della loggia Saint-Eugène di Parigi) a Bernadotte, al generale Masséna etc.

La loggia Fede Italica – che fra le sue fila vantava fratelli di spessore come il matematico e politico Pasquale Del Pezzo – nel 1903 si scisse dal Grande Oriente d’Italia per confluire nella Serenissima Gran Loggia d’Italia.

Dumas attinse alla storia del nostro Paese, traendo spunti per numerosi suoi romanzi di genere storico o cosiddetti “d’appendice”: da Giuseppe Balsamo a Luisa Sanfelice, dai Borgia ai Borboni di Napoli, da Pasquale Bruno a Mastro Adamo il Calabrese.

Giuseppe Balsamo, alias Cagliostro. massone, mago, alchimista, non poteva non solleticare la curiosità di Dumas, che è una gran concertatore di storie di avventura e mistero, di cappa e spada, di intrighi e sortilegi.

I suoi romanzi più popolari, quelli che ne hanno consolidato fama, risultano fra le opere della letteratura francese più tradotte al mondo (Dumas è secondo solo a Giulio Verne). Non c’è persona che non sia rimasta affascinata dalla spavalderia, dal coraggio, dalla valentia di D’Artagnan e dei suoi prodi compagni. E non c’è persona che non ne conosca il motto “tutti per uno, uno per tutti”. Sono campioni della onorabilità, della fedeltà, della solidarietà, dell’orgoglio di appartenenza. In questo si riverbera il principio massonico della fratellanza e dello spirito di corpo. Probabilmente lo stesso legame che unì Dumas al suo fedele collaboratore August Maquet, di cui si sa che fu un valido e insostituibile aiuto nella stesura del libro.

3 moschettieriIllustrazione di Maurice Leloir per I tre moschettieri (Jules Huyot incisore), 1894

Anche nella trama del Conte di Montecristo si è voluto leggere – come ha fatto lo scrittore napoletano Francesco Gaeta nel suo manoscritto inedito Hortulus Mysterii – la trasposizione del viaggio iniziatico, della vendetta massonica, del rapporto maestro-apprendista che si instaura fra l’abate Faria ed Edmond Dantes. La ricerca del tesoro non è altro che l’occultum lapidem del VITRIOL. E alla fine del racconto: il pentimento ed il perdono come catarsi e sublimazione del viaggio, con la rinuncia ai beni materiali e la conquista della libertà dai metalli del mondo profano. Il Gaeta (1879-1929) nell’evidenziare il carattere alchemico-muratorio del romanzo di Dumas Padre ne traccia quasi una interpretazione esoterica di tradizione cartomantica: Edmond Dantès, nella declinazione delle sue differenti identità, è associato di volta in volta: al Re di Denari (Lord Wilmore); al Re di Spade (il Conte di Montecristo); al Re di Coppe (l’abate Busoni); ed infine al Re di Bastoni (il marinaio Sindbad). Gaeta, appassionato di mistica orientale era stato affiliato alla loggia napoletana Losanna nel 1911, mettendosi in sonno appena tre anni dopo. In seguito diverrà un feroce detrattore della massoneria (di cui anche il padre Nicola aveva fatto parte).

1913Fotogramma dal film The Count of Monte Cristo, 1913, con J. O’Neal nel ruolo di Dantès

Ancora una volta il percorso di Dumas torna ad intersecarsi con Napoli.

A Napoli Dumas viene nominato Direttore onorario dei musei e degli scavi e nella capitale borbonica fonda e dirige un giornale, “L’indipendente”, divenendo così a pieno titolo figura di spicco fra i maggiorenti della città.

Indipendente 1864

Alessandro Dumas Padre, nato a Villers-Coterets (Alta Francia)  il 24 luglio del 1902 (sotto il segno del Leone) si spense a Puys (Normandia) il 5 dicembre 1870. Nel 1824 aveva avuto un figlio, quell’Alexandre Junior che – seguite le orme letterarie del famoso genitore – raggiunse la notorietà mondiale con La signora dalle camelie.

Ritratti, caricature e fotografie che ci son pervenuti di Alessadro Dumas Padre ne mettono in risalto l’ispida capigliatura, le labbra tumide, i tratti somatici vagamente esotici: fisionomia ereditata dalla nonna paterna afro-caraibica, originaria della colonia francese di Haiti. Era la femme du mas (la donna della masseria) e da qui sembra sia stato coniato il cognome di famiglia.

Sferzante l’aneddoto che riguarda il Nostro al quale un razzista fece: “Voi, Maestro, ve ne intendete di negritudine, considerato il sangue che scorre nelle vostre vene”. Dumas senza scomporsi seppe ribattere con sagacia: “Di sicuro: mio padre era mulatto, mio nonno era negro e il mio bisnonno era una scimmia. Vedete, la mia famiglia comincia dove finisce la vostra…”

C. Biet, J.-P. Brighelli, J.-L.Rispail, Alexandre Dumas ou les aventures d’un romancier, Gallimard, Paris 1986, p.75

Etienne Carjat

Alessandro Dumas Padre in una caricatura di Etienne Carjat

Nadar Dumas

Alessandro Dumas Padre fotografato da Nadar

 

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