I ROMANI ARRIVANO IN EGITTO

Ottaviano, fa eliminare il giovane Tolomeo-Cesarione e si sbarazza, senza troppi scrupoli, di questo scomodo ramo egiziano della discendenza di Giulio Cesare. Con l’annessione dell’Egitto ai domini di Roma, i secoli a venire saranno un languente, pigro periodo di decadenza, sia pur economicamente prospero. Gli imperatori continueranno a far incidere i propri profili sulle pareti dei templi, secondo la moda stilizzata dei bassorilievi antichi; ed anche i nomi romani saranno sillabati con gli arcani segni del passato, ormai comprensibili ed accessibili alla sola casta dei sacerdoti, depositari di una cultura millenaria, travolta dalla “modernità” dei barbari latini. Nel tempio al dio Mandulis a Kalabsha (Talmis) Augusto è atteggiato nelle stessa posa che poteva essere di un Thutmosis o di un Ramesse (FIG. 1).

aFIG. 1 – Augusto offerente, tempio di Kalabsha

La stele di Philae (FIG. 2), datata 29 a.C., con il suo testo trilingue (egiziano,  greco e latino), ha permesso di identificare – come fu per Champollion con il basalto di Rosetta – il cartiglio in caratteri geroglifici con il nome di Ottaviano Augusto, da poco conquistatore dell’Egitto, il quale sarà indicato come Caesar Autocrator (FIG. 3), titoli dati poi, via via, a tutti gli altri successori. La spiritualità dell’Egitto si coniuga con la raffinatezza estetica dei greci ed il solido pragmatismo dei romani.

bFIG. 2 – Stele trilingue di  Philae, Museo Egizio, Il Cairo

cFIG. 3 – Cartigli del Caesar Autocrator Augusto, da Koptòs, Fine Arts Museum, Boston

Il Paese, diviso in tre diocesi, sarà una provincia a statuto speciale, il cui governo è demandato dall’imperatore a prefetti di rango equestre. Se ai greci resta la conduzione della burocrazia, i romani si riservano le cariche che contano: esercito e giustizia.

Racconta Svetonio che ad Alessandria Vespasiano (69-79 d.C.), poco prima di esservi acclamato imperatore dalle proprie truppe, si reca nel tempio di Serapide per guadagnarsene i favori. Ed è a tal punto beneficiato dalla divinità da divenire protagonista di eventi miracolosi, come la guarigione di un cieco e di uno storpio[1].

Il viaggio ad Alessandria e in Egitto, la provincia che con la sua storia e i suoi tesori esercita maggior fascino anche sui rudi e pratici imperatori romani, diventa un tappa obbligata dei nuovi dominatori. A Traiano (98-117 d.C., FIG. 4), che risale il Nilo e fa costruire il cosiddetto “chiosco” di Philae (una aedicula sacra sull’isola isiaca), si deve anche un fortilizio a Babylon (Babilonia d’Egitto), nei pressi di quella che sarà la città del Cairo.  Ed è ancora lui a ripristinare un vecchio  canale navigabile in disuso, di collegamento tra il Delta e il porto di Arsinoe sul Mar Rosso, che fu perciò chiamato Amnis Traianus.

dFIG. 4 – Autocrator Caesar Nerva Traiano, isola di Philae

Il suo successore Adriano (117-138 d.C.), tanto innamorato dell’Egitto da trascorrervi quasi un anno, fonda Antinoupolis per commemorare il suo favorito (FIG. 5) e a Luxor dedica un tempio ad Iside. Settimio Severo (193-217 d.C.) è ricordato per l’improvvido restauro dei Colossi di Memnone, che ne interruppe il magico canto. Caracalla (211-217 d.C.) trascorre l’autunno del 215 ad Alessandria ma non lascerà buona memoria di sé, a causa delle sanguinarie repressioni ordinate nei confronti degli alessandrini dissidenti.

antinoeFIG. 5 –  Antinoupolis, portico del teatro, da Description de l Égypte, Planches, vol. IV, tav. 55, Parigi 1809-21; 1822-29

Con Diocleziano (286 d.C.) Antinoupolis diventa capitale della Tebaide e, sotto Valente (364-378 d.C.), sede di due vescovati cristiani, l’ortodosso e il monofisita. Della città romana sopravvivevano, ancora alla fine del XVIII secolo al tempo della spedizione napoleonica, resti di qualche tempio, di archi, di un circo, un teatro etc. ma oggi davvero poco è arrivato sino a noi.

Evento di rilievo del II secolo è la diffusione della religione cristiana nella prefettura d’Egitto. Ad Alessandria, dove la comunità ebraica è numericamente cospicua, il nuovo culto attecchisce rapidamente, diffondendosi presto anche fra i greci ed i latini. Le autorità romane cercano di controllarne l’espansione, temendo disordini tra le fazioni, ma il fenomeno è ormai inarrestabile e vane sono le repressioni anticristiane sotto Decio (250 d.C.), del quale è rimasto il nome inciso in caratteri geroglifici in un cartiglio ad Esna.

Il colpo di mano di Zenobia, regina di Palmira, e l’annessione dell’Egitto del 270 d.C. si riveleranno effimeri, perché nel 272 d.C., dopo appena due anni, Aureliano vi ristabilisce il ruolo egemone di Roma.

Nuovi episodi persecutori contro i cristiani si registrano sotto Diocleziano (303 d.C.), che sarà l’ultimo regnante in carica (284-305 d.C.) a visitare il Paese. Procopio ne ricorda il viaggio, dettato da esigenze militari, sino alla frontiera nubiana, per fortificare l’isola di Philae (Pr., Historiae, 1, 19, 27-35). L’ultimo imperatore di Roma di cui è attestato il nome traslitterato in un cartiglio è Massimino Daia (305-313 d.C.) e l’archeologo tedesco G. Hölbl l’ha individuato in un tempio a Horus di Tahta[2].

L’editto di tolleranza di Costantino, del 313 d.C., pone fine alle persecuzioni ed Alessandria diventa uno dei centri più importanti del Cristianesimo orientale, sede di un autorevole Patriarcato. La lingua copta, cioè l’egiziano tardo, trascritto in caratteri grecizzanti, diviene la lingua ufficiale della liturgia cristiana.

Nel IV secolo, dopo la divisione di Diocleziano (305 d.C.) l’Egitto gravita nell’orbita dell’impero d’Oriente e dal 395 d.C., morto Teodosio, sarà una provincia bizantina[3], presa di mira dagli attacchi persiani prima, dagli arabi poi; sino alla completa conquista (641 d.C.) e alla sua islamizzazione.

NOTE

[1] Svetonio, Tito Flavio Vespasiano Augusto, in Le vite di dodici Cesari, Bologna, 1965, pp. 210-213

[2] G. Hölbl, Altägypten im Römischen Reich, Mainz 2000, p. 45 n. 177; p. 114 fig. 157; C. Briggs, The Oxford Handbook of Roman Egypt, Oxford 2012, p. 362. Tahta è un villaggio copto poco più a sud di Assiut

[3] La supremazia di Costantinopoli, non solo dirotta verso il Bosforo le ricchezze dell’Egitto tradizionalmente destinate all’Urbe, ma finisce con il sottrarre ad Alessandria quello che era il suo primato nel mondo culturale ellenico, cfr. A. K. Bowman, L’Egitto dopo i faraoni, Firenze 1997, p. 55

Roma, 22 giugno 2018  – arch. Renato Santoro

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