Sulle tracce del mausoleo di Cleopatra e Antonio

Abousir è una località sul lago Mareotide, posta a poco meno di 50 chilometri a sud-ovest di Alessandria. Si tratta di un sito archeologico che ha restituito diverse testimonianze del periodo greco-romano, quando la città si chiamava Taposiris Magna. E’ menzionata come Taposiris da Strabone (Geographia, Libro XVII, cap. I, 14)  con un toponimo verosimilmente mutuato dall’egizio Per-Usir (dimora di Osiride) e che invece Plutarco – e più tardi anche Procopio (De Aedificiis, libro VI, c. 1) – chiama Taphosiris e quindi, per assonanza con il lessico greco  (Taphos / Osiris) identifica come tomba-santuario del dio medesimo (Plut., De Iside et Osiride, cap. III). Ad Abousir sono assai interessanti e significativi i resti di un impianto templare riconducibile al culto di Iside ed Osiride, oltre ad un particolarissimo monumento funerario che sembra riprodurre le fattezze del Faro di Alessandria. Anche nel nome arabizzato del luogo si avverte l’antica dizione topografica.

osireion di Taposiris MagnaIN ALTO: Osireion di Taposiris Magna (Abousir sul lago Mareotide, nella regione del Delta)

tomba di taposiris magnaIN ALTO: monumento funebre di Taposiris Magna

Zahi HawassIN ALTO: i due archeologi sostenitori dell’individuazione del sepolcro di Cleopatra: l’egiziano Zahi Hawass e Kathleen Martinez, dalla Repubblica Dominicana

E’ proprio qui che negli ultimi anni alcuni egittologi, con in testa il famoso – o sarebbe più esatto dire “famigerato” – Zahi Hawass, seguito a ruota dalla dominicana Kathleen Martinez, sembrano convinti di avere individuato nell’ambito di questa necropoli il mausoleo di Cleopatra e del romano Marco Antonio. La tradizione storica ci riferisce che ai due amanti suicidi fu concesso di essere sepolti assieme, uniti nella loro passione “inimitabile” anche dopo la morte.

Aver trovato un frammento di statua che potrebbe ricordare il condottiero romano e alcune monete alessandrine della regina, ha offerto il destro ai due rampanti archeologi, tacciati dal mondo accademico più severo di essere alla rincorsa di scoop e di visibilità mediatica, di annunciare con sospetta tempestività l’essere prossimi all’ambiziosa scoperta (forse localizzata al di sotto del tempio isiaco utilizzato come tomba regale).

In realtà gli scavi vanno avanti dal 2006 e tuttora dello sbandierato ritrovamento non ci sono concreti riscontri.

Ma ripercorriamola un po’ per grandi linee questa storia d’amore di duemila anni or sono che storiografi, poeti, drammaturghi, pittori, registi cinematografici, d’ogni tempo e Paese, hanno voluto raccontare in scritti, versi o per immagini.

Nel I secolo a.C. con Tolomeo XII Neo Dioniso (80-58 a.C. e 55-51 a.C.) le circostanze fanno sì che Roma si trovi sempre più ad un passo dall’annessione anche formale dell’Egitto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIN ALTO: ritratto ritenuto di Tolomeo Aulete, I sec. a.C. conservato al Louvre di Parigi

Da tempo Roma, in virtù dei suoi sostegni militari ed economici, si era accaparrata una sorta di protettorato su quel Regno. La posizione filo-romana dei Lagidi era di reciproca convenienza, al fine di bilanciare e tenere sotto controllo la potenza di Cartagine ad occidente e quella della Siria ad oriente. Per questo motivo nel 169 a.C. – allorché Antioco tenne sotto assedio Alessandria – Roma non aveva esitato ad intervenire in difesa dell’alleato egiziano.

Nel periodo tra il 58 e il 55 a.C.,Tolomeo XII è costretto ad abbandonare Alessandria, colpevole di non aver impedito ai romani la presa di Cipro; e la corona passa alla figlia Berenice IV. Per riconquistare il trono Tolomeo XII ottiene l’appoggio di Pompeo ed in cambio promette a Roma un’ipoteca sui suoi successori. L’epiteto di Aulete (cioè “suonatore di flauto”) lo deve alla fama di gaudente crapulone.

Alla sua morte, la figlia Cleopatra VII Filopatore, la grande seduttrice dell’antichità, divide il trono prima con il fratello Tolomeo XIII (51-47 a.C.), poi – dopo l’intervento di Giulio Cesare – con il fratello minore Tolomeo XIV (47-44 a.C.).

britishIN ALTO: in questo ritratto del British Museum londinese, da sempre si è voluto riconoscere Cleopatra VII Filopatore, forse per via del profilo che fece dire a B. Pascal del suo naso:  s’il eût été plus court, toute la face de la terre aurait changé

cesare capitoliniIN ALTO: busto di Caio Giulio Cesare (Musei Capitolini, Roma)

CaesarionIN ALTO: presunto ritratto di Cesarione conservato al Franklin Institute di Philadelphia (USA)

31IN ALTO: la regina Cleopatra ed il figlio Tolomeo XV (tempio di Hathor a Dendera)

Dalla relazione amorosa con il Romano nasce un figlio, Tolomeo Cesare Filopatore – detto Cesarione – il quale, in seguito alla morte del condottiero, con il nome di Tolomeo XV affiancherà nominalmente la madre sul trono d’Egitto. La storia di questa regina è fin troppo nota: dopo aver sedotto anche Antonio, lo convince a mettersi contro Ottaviano e a ripudiarne la sorella Ottavia; lo sposa con il rito egiziano e da lui avrà altri tre figli: i gemelli Alessandro Helios e Cleopatra Selene e, ultimo nato, Tolomeo Filadelfo.

Dopo aver scatenato lo scontro diretto con Roma, Cleopatra e Antonio saranno sconfitti ad Azio (31 a.C.) ed entrambi si daranno la morte, consegnando definitivamente l’Egitto nelle mani del futuro Augusto (30 a.C.). Il sogno politico della leggendaria Cleopatra – quello di unificare la potenza militare di Roma con la ricchezza ed il prestigio di Alessandria – sarà bruscamente interrotto dal morso di un aspide.

Altes Museum Berlin + VaticaniIN ALTO: ritratti ritenuti rispettivamente di Cleopatra e Marco Antonio, conservati il primo all’Altes Museum di Berlino, il secondo ai Musei Vaticani di Roma (Braccio Chiaramonti)

I figli avuti da Antonio seguiranno (nel 29 a.C.) il carro del trionfatore Ottaviano a Roma, ove saranno allevati da Ottavia, che di Antonio è ufficialmente vedova. Morirono giovani i due maschi; mentre di Selene si sa che andò sp§osa a Giuba II, re di Numidia e Mauritania, conosciuto nell’Urbe. Il diciassettenne Cesarione, figlio di Caio Giulio Cesare, era stato arrestato dai romani mentre cercava di imbarcarsi sul Mar Rosso e, ricondotto ad Alessandria, era stato soppresso senza troppi complimenti (cfr. Plutarco, Vite Parallele, Vita di Antonio; J. Whitehorne, Cleopatras, London 1994, pp. 197-199)

Dello splendore di Alessandria nulla più resta, solo sporadiche tracce archeologiche.

Di fronte al Porto Grande prospettavano i palazzi del quartiere reale, un’area chiamata Bruchium (Pyroucheion). Ciascun regnante della dinastia tolemaica li aveva ampliati con qualche nuova aggiunta, articolandone l’impianto sino al promontorio di Lochiàs. Una piccola reggia fu costruita, forse proprio per Cleopatra, ultima sovrana della stirpe dei Tolomei, sugli scogli di Antirrhodos, un isolotto al centro dell’insenatura. Anche Antonio, sprofondato in depressione dopo la disfatta di Azio (31 a.C.), volle farsi costruire una dimora appartata sul mare, collegata da un molo. Intenzionato a  restarvici in sdegnosa solitudine, la ribattezzò Timonium perché qui come Timone, il misantropo ateniese, avrebbe voluto trascorrere i suoi ultimi giorni.

HELIOS SELENE

In questo gruppo scultoreo del I sec. a.C., proveniente da Dendera e conservato al Museo Archeologico del Cairo, la ricercatrice italiana Giuseppina Capriotti ha voluto individuare i due gemelli Alessandro Helios e Cleopatra Selene (quest’ultima nota per alcune monete che la raffiguravano consorte di Giuba II di Numidia)

arch. Renato Santoro, Roma aprile 2017

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