IL MITO DELLA MALIARDA: Cleopatra nella statuaria dell’Ottocento

Pochi personaggi dell’antichità, passando fra le mani di storici, poeti e drammaturghi che ne hanno cantato gesta e umane vicende, sono stati manipolati, distorti, vilipesi come l’ultima regina della stirpe dei Tolomei.

Nonostante tutto Cleopatra è assurta a mito e la sua vita è divenuta leggenda. Seduttrice, maga, incantatrice del Nilo: “se il suo naso fosse stato più corto la faccia della terra sarebbe cambiata”, per dirla con Pascal (Pensées, 162). Per tutti un enigma spiazzante: da Orazio che inneggia alla sua morte invitando ad ubriacarsi (“Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsando terra”) a Plutarco che codifica la tradizione del suicidio con il morso di un aspide; dall’Alighieri che la relega all’Inferno tra i lussuriosi a Shakespeare che la dipinge lasciva, volubile e crudele: sul messaggero che ha la sventura di recarle notizia del matrimonio di Antonio con la sorella di Ottaviano sfoga tutta la sua furia: “Ti cavo gli occhi…ti scotenno…ti faccio frustare con verghe di ferro”. Se Victorien Sardou pensa ad una Cleopatra tutta pose plateali e melodrammatiche da affidare a Sarah Bernhardt, anche G. B. Shaw, che pure preme il pedale della commedia, non riesce a sottrarsi agli stereotipi consolidati di una tradizione bimillenaria costruita ad uso dei vincitori latini: la sua giovane regina alle prese con il maturo Cesare appare come un’ambiziosa ragazzina immatura coinvolta in giochi politici più grandi di lei, quasi stesse importunando gli adulti.

CLEO

IN ALTO: Venere Esquilina, I sec. a.C., Musei Capitolini (ritenuto un ritratto della regina d’Egitto, per via dell’aspide che avvolge nelle sue spirali l’anfora ai piedi della dea), particolare

Niente di più falso. Cleopatra, come gli studiosi del secolo scorso hanno cercato di ristabilire, è stata un’abile donna di governo, una sovrana colta e lungimirante che è stata travolta dalle sue stesse passioni. Consapevole che il Mediterraneo ellenistico-orientale era il settore politicamente, economicamente e  culturalmente più avanzato, voleva fare di Alessandria la capitale di quel nuovo mondo. Il disegno non le riuscì e ad Azio trovò la propria sconfitta. Morì a soli 39 anni. Dai suoi matrimoni romani ebbe ben quattro figli: da Giulio Cesare ebbe Cesarione (in nome del quale, che era ancora un fanciullo, la stessa Cleopatra fu reggente); dal gaudente Marcantonio ebbe i gemelli Elio e Selene e Tolomeo Filadelfo. Saperla alle prese con gravidanze, parti e magari allattamenti, la rende un personaggio più terreno e sensibile, sicuramente più umana e non certo quella sfinge bramosa ammaliatrice di condottieri.

Qualcuno ha voluto addirittura vedere nella regina dell’Egitto macedone l’ispiratrice di alcuni testi alchemici di ambiente alessandrino risalenti alla fine del primo secolo d.C.:  Dialogo di Cleopatra con i filosofi e La chrysopoeia di Cleopatra (la fabbrica dell’oro), i cui frammenti ci sono giunti attraverso alcuni manoscritti bizantino-medievali (Codex Marcianus graecus 299) conservati a Venezia. O solo una omonimia? Del resto Cleopatra era un nome comunemente diffuso fra i greci di Levante.

Il suo richiamo nel campo dell’arte e della letteratura non ha dunque mai smesso di affievolirsi, anzi nel XIX secolo – quando imperava il gusto dettato dal Neoclassicismo prima, dal Romanticismo poi, per il romanzo storico e la rappresentazione figurativa di genere e d’ambiente – il personaggio di Cleopatra (che poteva contare su una iconografia pittoresca suggerita dai suoi amori influenti, dalla rivalità con Roma, dalla morte teatrale) godette di rinnovato interesse.

Di quadri se ne conta un esteso repertorio, ma è nella scultura che la figura della regina riesce a stagliarsi nella sua imponenza e regalità, quasi in una riappropriazione magica dello spazio e della vitalità, la materializzazione di una seduzione onirica che atterrisce lo spettatore. E’ inquietante trovarsela davanti a grandezza naturale e affrontare a tu per tu lo sguardo muto e imperturbabile di due occhi privi di pupille e che pure ci frugano dentro, che non ci interrogano ma che sembrano volere da noi comunque una risposta. Come se l’immagine custodisse magicamente ancora in sé una parvenza fantasmatica dell’esistenza che fu, divenuta ormai “essenza”.

Passeremo perciò in rassegna una serie di statue scolpite fra la metà e la fine dell’Ottocento, alcune da artisti nord-americani venuti in Italia per l’immancabile viaggio di formazione nel Vecchio Continente e nel nostro Paese in particolare; altre da scultori italiani minori ma che all’epoca beneficiavano di una apprezzabile notorietà, conservate nei maggiori musei e collezioni d’arte d’Italia e d’Oltreoceano.

THOMAS RIDGEWAY GOULD (Boston 1818- Firenze1881)

Reduce dalla Guerra Civile Americana, nel 1868 si trasferì con la famiglia in Italia, a Firenze, dove si dedicò allo studio dell’arte glittica. Dopo un breve rientro in Patria, è poi di nuovo nel capoluogo toscano, ove morì nel 1881. La sua è una Clepatra grecizzante, algidamente neoclassica, atteggiata ad Arianna o a Niobide morente.

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2. Thomas Ridgeway Gould 1873 Boston

IN ALTO: T. Ridgeway Gould, Cleopatra, 1873, Museum of Fine Arts, Boston

 

WILLIAM WETMORE STORY (Salem 1819-Vallombrosa 1895)

E’ stato scultore, poeta e critico d’arte. Nel 1850 si trasferì a Roma. Il suo appartamento a palazzo Barberini fu ritrovo culturale per gli americani nella Capitale. La statua di Cleopatra fu modellata nel 1858, ma ne esistono diverse repliche scolpite in diversa data e conservate nei musei statunitensi.

3. LOS ANGELES WETMORE STORY

IN ALTO: W. Wetmore Story, Cleopatra, 1860, Los Angeles County Museum of Arts, marmo statuario bianco

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IN ALTO: W. Wetmore Story, Cleopatra, 1865, Virginia Museum of Fine Arts, Richmond

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IN ALTO: W. Wetmore Story, Cleopatra, 1869, Metropolitan Museum, New York, marmo statuario bianco

 

ALFONSO BALZICO (Cava dei Tirreni 1825-Roma 1901)

Studiò all’Accademia di Belle Arti di Napoli ed entrò nelle grazie dei Savoia a Torino. Nel 1875 il trasferimento a Roma. La sua statua celebrativa di Flavio Gioia, oggi nel piazzale sul lungomare di Amalfi, fu premiata con una medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi del 1900.

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IN ALTO: A. Balzico, Cleopatra, 1900, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, carrara bianco

 

MARGARET FOLEY (Vermont 1827-Merano 1877)

Donne che si dedicano alla scultura non sono molte. Nella ritrattistica della sirena del Nilo ne troviamo addirittura due, entrambe nord-americane: la Foley e la Lewis. Margaret Foley è un’autodidatta e nel 1860 raggiunge Roma per affinare la propria arte, imbevendosi di classicità, a diretto contatto con i modelli del mondo antico da cui poteva trarre ispirazione (come in questo suo composto ritratto della regina alessandrina). Morì a Merano, all’epoca territorio austro-ungarico.

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M. Foley, Cleopatra, 1876, Smithsonian American Art Museum, Wahington DC

 

GIROLAMO MASINI (Firenze 1840-1885)

Lo scultore fiorentino, presto trasferitosi a Roma dove fu insegnante alla prestigiosa Accademia di San Luca, ben rappresenta il clima di realismo romantico della seconda metà del XIX, in aperta contrapposizione alla freddezza neoclassica della generazione precedente. Sua è la statua di Cola di Rienzo sulla salita che porta al Campidoglio.

9. cleopatra masini

10. Gir Masini Cleopatra 1883

IN ALTO: G. Masini, Cleopatra (presentata alla Esposizione di Belle Arti in Roma del 1883), Galleria Comunale di Arte Moderna, Roma

 

MARY EDMONIA LEWIS (Greenbush, New York 1844-Londra 1907)

Scultrice nord-americana di origini afro-haitiane, dopo essersi battuta per l’abolizione della schiavitù nel Paese di nascita, lasciò Boston per Roma nel 1866 dove visse e lavorò a lungo sino alla fine dei suoi giorni. Tanto che per molto tempo si credette che qui fosse deceduta agli inizi del secolo scorso. Recenti ricerche hanno invece identificato data e luogo di morte dell’esotica artista.

11. cleopatra Edmonia Leweis

12. Mary Edmonia Lewis

IN ALTO: M. E. Lewis, Morte di Cleopatra, 1876, Smithsonian American Art Museum, Wahington DC

 

RAFFAELLO ROMANELLI (Firenze 1856-1928)

Esponente di una famiglia di scultori (il padre Pasquale, il figlio Romano), studiò all’Accademia di Belle Arti del capoluogo toscano;  fu attivo anche all’estero, per i reali di Romania e negli Stati Uniti. A Roma è suo il monumento equestre a Carlo Alberto di Savoia (giardini del Quirinale).

13. Raffaello RomanellI

IN ALTO: R. Romanelli, Cleopatra, (fine XIX sec.), Lightner Museum, Saint Augustine, Florida, Arabescato rosso antico, marmo bianco di Brescia, travertino

 

FERDINANDO VICHI (Firenze 1875-1941)

Apprezzato scultore fiorentino fin-de-siècle di gran mestiere, con l’occhio rivolto all’Ottocento e alla Rinascenza della sua Toscana, ma immerso in un clima già Art Nouveau, la regina da lui proposta ha una sensualità ed una vibratilità cromatica rese dal languore decadente della posa fané e dall’impiego dell’onice abbinato al marmo.

14. ferdinando vichi firenze cm. 80x110

IN ALTO: F. Vichi, Cleopatra, 1900c. collezione privata, marmo e onice, cm. 80×110

arch. Renato Santoro – Roma, 8 gennaio 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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