PER IL NUOVO ANNO: UN CALENDARIO DI DUEMILA ANNI FA

Nella nobile casa romana del Cardinal Andrea della Valle, che prospetta sull’odierno Corso Vittorio (per la precisione: Vittorio Emanuele II, un tempo Via Papalis), proprio dirimpetto a Sant’Andrea della Valle – cara ai melomani perché in questa chiesa  è ambientato il primo atto della Tosca pucciniana, dove Cavaradossi è intento ad affrescare la Maddalena  – nel Cinquecento l’alto prelato disponeva di una cospicua e preziosa  collezione di reperti archeologici, frutto dei rinvenimenti di scavo occasionale e degli acquisti sul fiorente mercato antiquario dell’epoca. Una stampa del 1558 dovuta all’incisore fiammingo Hyeronimus Cock (da un disegno di  Maarten van Heemskerck degli anni Trenta del XVI secolo)  riproduce il giardino pensile di Palazzo Valle, un loggiato a cielo aperto all’ultimo piano del palazzo, circondato da sculture, lapidi, epigrafi (FIGG. 1 – 2).

fig. 1

FIG. 1 – M. van Heemskerck (XVI sec. anni Trenta)

fig. 2

FIG. 2 – H. Cock (1558)

Faceva parte di questa raccolta anche un cippo marmoreo a forma di parallelepipedo a tre facce, sormontato da una meridiana, su cui erano raffigurati i 12 segni zodiacali, erano elencati i corrispondenti mesi dell’anno (quattro per ogni faccia), con le caratteristiche proprie della stagione, con le festività e le divinità cui erano dedicati.

Questo reperto costituiva dunque un ottimo documento per ricostruire il calendario della Latinità di primo Impero.

Che appartenesse alla metà del primo secolo dell’Era Volgare viene dedotto dal fatto che in esso si cita il mese di agosto – quindi è sicuramente successivo al principato di Ottaviano –  sia per la menzione del culto isiaco che fu riportato in auge da Caligola (37-41 d.C.) dopo l’ostracismo dei suoi diretti predecessori per via dei noti fatti storici tra Roma e l’Egitto e il dopo-Azio.

Il cippo monumentale, che fungeva anche da orologio solare, era anche  noto come Menologium Rusticum Vallense perché con il termine Menologium si indicava il calendario mensile (dal greco menos = mese); l’aggettivo Rusticum alludeva alle attività agricole del periodo ivi contenute; infine l’appellativo Vallense ne evocava l’appartenenza ai della Valle, che avevano esteso il toponimo a quella porzione urbana di Roma (si pensi, oltre alla chiesa, anche al Teatro Valle) contrassegnata come “Contrada Valle” nelle vecchie mappe catastali.

fig. 3

FIG. 3 – A. Coner, 1513 c. Menologium Rusticum Vallense

La prima traccia è un disegno del XVI secolo attribuito ad Andrea Coner (1513) conservato al Soane Museum di Londra (T. Ashby, Sixteenth-Century Drawings of Roman Buildings attributed to Andrea Coner, in “Papers of the British School in Rome”,  II, 1904, pp. 32-33, figg. 47-48).

Il disegno (FIG. 3) era accompagnato da una lettera indirizzata a Bernardo Rucellai il cui testo suona “Io ve mando…lo modello dello hierologio antiquo lo quale si trova in Casa di certi Gentilhomeni Romani chiamati della Valle cosa per certo bellissima. Esso hierologio è di marmo bianco et ha le figure di dodici segni codesti di rilievo…”.

fig. 4

FIG. 4 – Collezione Massimo (XVII sec.)

Dalla collezione del cardinale mecenate il Menologium alla metà del Seicento passò a quella del Cardinal Camillo Massimo (FIG. 4) e figurava nell’inventario del nobiluomo (Collezione epigrafica, Iscrizioni latine e greche dei Massimo, codice 1684, Biblioteca Angelica, fogli 42-43, citata in M. Buonocore, Camillo Massimo collezionista di antichità. Fonti e materiali, “L’Erma” di Bretschneider, Roma 1996, p. 196).

Dopo tale data se ne persero le tracce e se ne conservano solo riproduzioni e trascrizioni, ultima delle quali quella del 1876 (FIGG. 5 – 6) diligentemente riportata nel Corpus Inscriptionum Latinarum curato da Teodoro Mommsen (C.I.L., VI, parte prima, G. Reimer, Berlino 1876, n. 2306, pp. 638-639).

fig. 5

fig. 6

FIGG. 5 – 6: Corpus Inscriptionum Latinarum, VI p. I pp. 638-639

Di seguito si riporta la traduzione italiana del testo latino del Menologio, desunta dal volumetto di Lucia Pirzio Biroli Stefanelli, Palazzo della Valle. La collezione di antichità ed il Menologium Rusticum Vallense, pubblicato a Roma nel 1976 per la Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana (oggi Confagricoltura) che in questo palazzo storico ha fissato la propria sede.

MESE DI GENNAIO

Giorni 31. Le None cadono il 5 del mese. Il giorno è di nove ore e tre quarti; la  notte di 14 ore e un quarto. Sole in Capricorno. Protezione di Giunone. Si fa la punta ai pali, si tagliano i rami di salice e le canne. Si sacrifica agli dei Penati.

MESE DI FEBBRAIO

Giorni 28. Le None cadono il 5 del mese. Il giorno è di 10 ore e tre quarti; la notte di 13 ore e un quarto. Sole in Acquario. Protezione di Nettuno. I campi vengono sarchiati, le bigne lavorate, si bruciano le canne. Si celebarano i Lupercali e le feste Parentalia, della Cara Parentela e le Terminalia (in onore di Terminus protettore dei confini poderali).

MESE DI MARZO

Giorni 31. Le none cadono il 7 del mese. Il giorno è di 12 ore; la notte di 12 ore. L’equinozio cade otto giorni prima delle calende di aprile. Sole in Pesci. Protezione di Minerva. Le vigne vengono potate e sistemati i pali di sostegno. Semina primaverile. Si celebra il Navigium Isidis, mese sacro a Mamurio. Feste Liberalia, Quinquatrie e si officia la purificazione.

MESE DI APRILE

Giorni 30. Le none cadono il 5 del mese. Il giorno è di 13 ore e mezzo; la notte di 10 ore e mezzo. Sole in Ariete. Protezione di Venere. Il gregge viene purificato. Festa sacra di Iside di Faro e Serapide.

MESE DI MAGGIO

Giorni 31. Le none cadono il 7 del mese. Il giorno è di 14 ore e mezzo; la notte di 9 ore e mezzo. Sole in Toro. Protezione di Apollo. I campi vengono puliti, si tosano le pecore, si lava la lana; si domano i giovenchi; si miete la veccia per foraggio. Si purificano i campi. Festa sacra di Mercurio e di Flora.

MESE DI GIUGNO

Giorni 30. Le none cadono il giorno 5. Il giorno è di 15 ore; la notte di 13 ore. Il solstizio cade 9 giorni prima delle calende di luglio. Sole in Gemelli. Protezione di Mercurio. Fienagione, erpicatura della vigna. Feste sacre in onore di Ercole e della Fortuna Occasionale.

MESE DI LUGLIO

Giorni 31. Le none cadono il giorno 7. Il giorno è di 14 ore e mezzo; la notte di 9 ore e mezzo. Sole in Cancro. Protezione di Giove. Si miete l’orzo, si raccolgono le fave. Feste in onore di Apollo e di Nattuno.

MESE DI AGOSTO

Giorni 31. Le none cadono il giorno 5. Il giorno è di 13 ore e mezzo; la notte di 10 ore e mezzo. Sole in Leone. Si preparano i pali, si miete il frument, si bruciano le stoppie. Feste sacre in onore della Speranza, della Salute, di Diana, di Vulcano.

MESE DI SETTEMBRE

Giorni 30. Le none cadono il giorno 5. Il giorno è di 12 ore; la notte di 12 ore. L’equinozio cade 8 giorni prima delle calende di ottobre. Sole in Vergine. Protezione di Vulcano. Si impeciano le botti, si raccolgono le mele, si puliscono gli alberi. Banchetto sacro in onore di Minerva.

MESE DI OTTOBRE

Giorni 31. Le none cadono il giorno 7. Il giorno è di 10 ore e mezzo; la notte di 13 ore e mezzo. Sole in Bilancia. Protezione di Marte. Vendemmia. Feste sacre in onore di Libero (protettore della vite).

MESE DI NOVEMBRE

Giorni 30. Le none cadono il giorno 5. Il giorno è di 9 ore e mezzo; la notte di 14 ore e mezzo. Sole in Scorpione. Protezione di Diana. Si semina frumento e orzo. Si preparano le fosse per piantare alberi. Banchetto sacro in onore di Giove. Festa di Heuresis (il ritrovamento di Osiride da parte di Iside).

MESE DI DICEMBRE

Giorni 31. Le none cadono il giorno 5. Il giorno è di 9 ore; la notte di 15 ore. Sole in Sagittario. Protezione di Vesta. Inizio dell’inverno (solstizio di dicembre). Si concimano le vigne, si seminano le fave, si taglia il legname, si raccolgono le olive. Si va anche a caccia. Feste Saturnalia (tradizionalmente dal 17 al 19 dicembre con scambio di doni augurali, le strenae dei Romani).

fig. 7

FIG. 7 – Menologium Rusticum Colotianum (Napoli)

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è conservato un analogo cippo marmoreo, questo però a quattro facce, che va sotto la dicitura Menologium Rusticum Colotianum dal nome del possessore, il vescovo umanista Angelo Colocci, segretario pontificio nella Roma rinascimentale, che lo aveva nella sua collezione di antichità latine (FIG. 7).

arch. Renato Santoro –  Roma, 21 dicembre 2015

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