SU UN MONUMENTO FUNEBRE AL VERANO

Il cosiddetto “Pantheon” dei Gran Maestri e Grandi Dignitari, cioè la cappella funebre del Grande Oriente d’Italia si trova al Verano, il cimitero monumentale di Roma ed è situato nell’area del Pincetto nuovo (riquadro 52, n. 1, fila 97*). Nei documenti d’archivio è identificato come “Tomba Adriano Lemmi”, dal nome dello storico Gran Maestro il quale, nel settembre del 1880, allorché ricopriva la carica di Gran Tesoriere nella gran maestranza Petroni, concluse con l’amministrazione comunale di Roma l’acquisto di un’area cimiteriale da riservare alla Massoneria. Ai nostri giorni quello spazio suggestivo ospita le spoglie di illustri Liberi Muratori del Grande Oriente del lontano e recente passato. Il Fratello più antico è il Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, passato all’Oriente Eterno (con questa perifrasi nel linguaggio muratorio si è soliti parlare del passaggio a miglior vita) nel 1880. Sono gli anni dei nomi altisonanti dell’Istituzione massonica: tanto per intenderci quelli di Giuseppe Garibaldi, primo Gran Maestro dopo l’Unità italiana; di Ernesto Nathan; di Ettore Ferrari che con le loro personalità, il loro spessore e rigore morale hanno potuto dare quel lustro alla fratellanza che neanche gli episodi meno luminosi degli anni bui della Massoneria sono riusciti ad appannare o scalfire.

I dati sono desunti dal sito ufficiale del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani: http://www.grandeoriente.it

BJ

pincetto

Le due colonne B e J che svettano snelle ai lati, come nel tempio descritto nel Libro dei Re, una dorica e l’altra jonica – che simbolicamente rappresentano la dualità del mondo, del maschile e del femminile, del bianco e del nero, ma anche le colonne d’Ercole della conoscenza, del dubbio e della verità oltre le quali il libero muratore ha sempre desiderio di spingersi – ne segnalano sin da lontano la presenza. Il tutto è improntato ad una sobrietà e ad una morigeratezza che contraddistingue un accolita di fratelli che ha fatto della locuzione “uomo onesto e di buoni costumi” la propria parola di passo.

bruno 1889

mazzini 1909

Di Ettore Ferrari (Roma, 1845-1929) eletto Gran Maestro nel 1904, è bene ricordare la sua apprezzata attività di scultore e proprio a lui si deve il monumento a Giordano Bruno (1889), vessillo della libertà di pensiero che giganteggia solitario al centro della piazza dove fu condannato al rogo dal fanatismo dell’intolleranza e dall’oscurantismo del potere assoluto. Suo è anche il monumento a Giuseppe Mazzini (1909), pensieroso e appartato artefice del nostro Risorgimento.

Costanza Ovidio

Ettore Ferrari ha anche realizzato due statue in bronzo del poeta Ovidio, la prima (1884-1887) destinata alla città di Costanza sul Mar Nero, dove il Latino morì in esilio (v. foto d’epoca in alto); la seconda – una replica realizzata molti anni dopo – inaugurata nel 1926 a Sulmona, città natale di Ovidio. Alla cerimonia nella località abruzzese prese parte il Re d’Italia, Vittorio Emanuele III, e l’artista, convinto Repubblicano, scelse di non essere presente.

arch. Renato Santoro – Roma, 1 maggio 2015 

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