LUOGHI DELL’EGITTO GRECO-ROMANO

Nella ridondante toponomastica dell’antico Egitto, per designare la capitale menfita la scrittura geroglifica ricorreva ad una complessa e magniloquente circonlocuzione che così suonava: Niut Men-Nefer-Pepi-Meri-Ra (vale a dire: Città di Pepi amato da Ra, stabile di bellezza). Furono i greci a  sintetizzare in Memphis. Il grande santuario di Ptah che sorgeva nei pressi delle mura cittadine era detto Het-Ka-Ptah (che Sir Alan Gardiner trascrive Hikuptah [1]) cioè “Dimora del ka di Ptah” e già nel Nuovo Regno (XVI sec. a.C.) questo nome passa ad individuare l’intera città. Dalla corruzione linguistica di queste sillabe, all’orecchio dei primi greci che visitavano la valle del Nilo, deriva la formulazione del termine greco Aìghyptos, dato per estensione all’intero Paese.

Molti lemmi del lessico egizio ci sono giunti, dunque, filtrati attraverso la lente dei viaggiatori ellenici in terra d’Africa. Di fatto gli egiziani chiamavano il proprio territorio Kemet cioè “Terra nera”, per la colorazione scura data dal limo fecondatore depositato dal Nilo in regime di piena [2]. Per contrasto, Dashret è la “Terra rossa” del deserto.

TITOLO

Messa in relazione con la civiltà cretese e micenea e con le peregrinazioni di Ulisse, la voce “Egitto” appare traslitterata alla greca già nei poemi omerici (VIII sec. a.C. circa); e nell’Odissea sta ad indicare tanto il Paese [3]  quanto il fiume che lo attraversa (Od., XIV, 258; XVII, 427). L’Aedo cieco menziona “i campi bellissimi degli Egiziani”– Aighyptìon andròn perikalléas agroùs – (Od., XIV, 263); la città di Tebe dalle cento porte (Iliade, IX, 381-384; Od., IV, 126-127); l’Isola di Faro davanti alle coste settentrionali (Od., IV, 355), dove il Nilo si dirama verso il Mediterraneo. Ed è proprio un monogramma dell’alfabeto greco, quel Delta di cui ricorda la forma, a designare la regione della foce.

La grecizzazione di onomastica e nomenclatura legate a storia e luoghi dell’Egitto è, sostanzialmente, quella che è poi confluita nel latino e, di conseguenza, giunta a noi.

La “Thebas AighyptìasEkatompyloi” che poteva impressionare Omero per vastità e splendore [4], in realtà per gli egizi era Waset.

Anche in questo caso, la versione greca nasce per sineddoche, il procedimento linguistico che sostituisce la parte per il tutto. La forma egizia Ta-Ipet significa “santuario” e nello specifico indicava il settore cittadino dove si sviluppava il grandioso complesso templare di Amon (Ta-Ipet-Sut), l’odierna Karnak [5]. L’evoluzione da Ta-Ipet a Thebai è quasi lineare (come lo è per Men-Nefer/Memphis): il gran numero di piloni, cortili, colonnati e portali d’ingresso in cui si articolavano i templi della Tebaide (quello di Luxor – Ta-Ipet-Resi – è a pochi chilometri), producevano al forestiero che navigava lungo il fiume, l’impressione di  un’unica enorme città distesa lungo quelle silenziose lande meridionali.

Il nome Nilo è quello con cui il vocabolario greco [6] ha ribattezzato il sacro corso d’acqua che per gli egizi era semplicemente Iteru (Grande fiume). L’etimo ellenico sembra modellato su una radice semitica nahar/nahal = valle fluviale (cfr. l’ebraico nachal Mizraim [7]). Sarà Erodoto a definire l’Egitto “un dono del Nilo” [8] per i benefici delle sue esondazioni periodiche che ne dissetano i versanti, altrimenti inariditi da una lunga e implacabile estate tropicale. “L’Egitto non è un paese, è un fiume” dirà Cesare Brandi per sottolinearne l’intimo e insopprimibile legame [9]. Nella mitologia greca Nilo è divinizzato come figlio di Oceano.

In questo processo di adeguamento, Khemenu, “la città degli Otto” (l’Ogdoade cosmogonica delle otto divinità primordiali creatrici del mondo), sede del culto di Thot nel XV nomòs, sarà ribattezzata Hermoupolis (per i latini Hermoupolis Magna). Iwnw (pr. Iunu), “luogo dei pilastri” sacro ad Atum-Ra (il sole del tramonto), diventerà Heliopolis. Hierakonpolis (letteralmente “la città del falco”) è il nome greco attribuito a Nekhen, centro dell’Alto Egitto dove si venerava Horus nelle sue sembianze di falcone. Analogamente, Hwt-nen-nesu (“dimora del regio fanciullo”), capitale della IX dinastia non lontana dall’oasi del Fayyūm, sarà Herakleopolis , dove Hershuf, il dio patrono con la testa di ariete, dai greci viene identificato con Ercole. L’antica Behdet (“trono” di Horus), romanizzata in Apollinopolis Maior, è l’odierna Edfu.

Ibw, il nome egizio dato all’isola fortificata in mezzo al Nilo, a controllo della prima cateratta e della frontiera con la Nubia, significa “paese degli elefanti”. E’ naturale che i greci la rinominassero Elefantina.

Altre volte si tratta di semplici adattamenti fonetici: Djebnetjer resa più pronuncibile [10] per un greco con Sebennytos (città del Delta, capitale sotto la XXX dinastia, di cui era originario Manetone); Ta-ynt-netert (“colei del divino pilastro”) grecizzata in Tentyris (Dendera); Abdu (“collina del tempio”) che diventa Àbydos etc.

arch. Renato Santoro – Roma

NOTE e BIBLIOGRAFIA

[1] La traslitterazione dei “sacri glifi” ha una flessibililità dovuta alla difficoltà nel renderne la pronuncia; nella scritturazione dei segni adottati convenzionalmente, le flebili vocali interconsonantiche di Hwtkэ-Pth sono rese con una certa variabilità, specie se rivolte ad un lettore di lingua inglese, la cui dizione è di per sé duttile. La trascrizione Hikuptah dell’autorevole egittologo britannico, ad esempio, ne evidenzia l’affinità con il greco Aìghyptos (A. Gardiner, La civiltà egizia, Torino [1971] 1997, p. 5; edizione italiana di Egypt of Pharaohs. An Introduction, Oxford University Press, London 1961). Analoga l’etimologia del termine “copto” (da aighyptios).

Per lo studio della lingua geroglifica si veda: A. Gardiner, Egyptian Grammar: Being an Introduction to the Study of Hieroglyphs, London 1957; A. Gardiner, Ancient Egyptian Onomastica, vol. I-III, London 1947; P. Grandet, B. Mathieu, Corso di egiziano geroglifico, Torino 2007. Tra gli italiani: G. Farina, Grammatica della lingua egiziana antica, Milano 1926;  A. Roccati, Introduzione allo studio dell’egiziano, Roma 2008

[2] Anche per i copti, cioè gli egiziani cristiani tardo antichi, eredi dell’antica lingua dei faraoni, l’Egitto era Kemi. Sono gli ebrei a chiamare l’Egitto Mizraim (Esodo, 1, 1) – in una forma duale che sta per “fortezze di frontiera” e rimanda ai due regni del nord e del sud – da cui deriverà l’attuale nome arabo della nazione: Misr. In realtà anche la forma ebraica ha una matrice egizia perché nella genealogia biblica dei discendenti di Noè (Genesi, 10, 6), Mizr è figlio di Cam ed eponimo del popolo egiziano; il suo etimo è Miz-Ra, cioè “Ra salva dalle acque” (che in qualche modo ricorda quello di Mosè)

[3] Omero, Odissea,Torino [1963]1989, libri: III, 300; IV, 83,351, 477, 483; XIV, 246, 257, 275; XVII, 426, 448

[4] Omero, Iliade, Torino [1950] 1990, pp. 306-307: “…Tebe egizia, ove son nelle case ricchezze infinite, Tebe cha ha cento porte, e per ognuna duecento armati passano con i carri e i cavalli” (traduz. R. Calzecchi Onesti)

[5] G. Scandone, Tebe in Città sepolte, vol. I, Roma 1986, p. 74

[6] Il termine Neilos appare per la prima volta in Esiodo, Theogonia, v. 388 (VIII-VII sec. a.C. circa)

[7] “Torrente d’Egitto”, v. I. Rosellini, I monumeti dell’Egitto e della Nubia, t. II, Pisa 1833, p. 135, nota

[8] Doron tou potamoù, cfr. Erodoto, Le Storie, vol. 1, L. II, 5, Torino 1996, pp. 286-287: “la parte dell’Egitto che i Greci raggiungono con le loro navi è…un dono del fiume”

[9] C. Brandi, Verde Nilo, [Bari 1963], Roma 2006, p. 19

[10] Nel trascrivere i caratteri geroglifici prevale il criterio della semplificazione, pertanto le semiconsonanti convenzionali da addetti ai lavori – simboli grafici quali З (aleph). ˁ (ajin),  j, w – sono rese con a, i, u. La lettera si pronuncia dj (g palatale); la lettera  equivale a tch (c palatale); la š si legge sch come il digramma italiano sc (di scena); le varie aspirate egizie , , sono rese con h, ch, kh, secondo il grado di aspirazione etc. La vocalizzazione della lingua egizia non ci è nota ma solo presunta, sarà perciò possibile trovare la stessa parola in forme differenti da un testo all’altro (cfr. S. Wimmer, I geroglifici: scrittura e letteratura in R. Schulz, M. Seidel, Egitto. La terra dei faraoni, Milano 2007). A titolo esemplificativo: Зh-n-Jtn = Akhenaton; oser = Djoser; H3t šps.wt = Hatshepsut

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