APRILE NATALE DI ROMA (sotto il segno della Lupa e dell’Aquila)

Tutto ciò che vedi, forestiero, ove stendesi amplissima Roma / anteriore al frigio Enea fu colle ed erba / E dove or è dimora di Febo Navale palatina / accosciavansi le vacche dell’esule Evandro./ Questi templi dorati s’alzavano per dei fatti d’argilla / né furono tenuti in spregio i tuguri alla buona edificati / Il padre Tarpeio tonava da una rupe spoglia / e per i nostri armenti era il Tevere straniero.

Con questi accenti – già nel I secolo a.C. –  di pacato rimpianto per primitivi e incontaminati paesaggi laziali, Properzio intonava il prologo al IV libro delle sue celebrate Elegie romane. Sembra di scorgere il verde giallastro di questi colli mal cresciuti e di percepire un silenzio bucolico squarciato dall’abbaiare dei cani o dalle grida vocaliche di botta e risposta fra due pescatori sulle opposte rive. A nord si spegne il brulichio delle festose città etrusche, mentre più a sud aleggia la morte, compagna di viaggio di neri uccelli impegnati in macabri volteggi sopra i vapori di acque, stagnanti e melmose, di palude.

capanne

IN ALTO: basamento di capanne del periodo arcaico al Palatino VIII sec. a.C. 

Eccolo tra i versi del poeta questo agglomerato di pastori, questo consorzio agricolo di tremila anni fa, ancora mondo da velleità dinastiche, cui sono ignoti i nomi di Romolo, di Enea o di Venere Genitrice. Solo le segrete ambizioni di Cesare, sottilmente manovrate da una seduttrice nilotica imbevuta di vaniloqui divistici, potevano suggerire la scelta della dea dell’amore tra i parenti stretti. Forse la capretta Amaltea sarebbe risultata più congeniale. E in realtà nei primi secoli il popolo si mostrò più in buona fede nel rispettare divinità pratiche e alla mano come Pale, protettrice degli armenti, Silvano o Feronia. Delle origini di Roma in tutte le epoche storici, pittori, poeti subirono il fascino ed anche se Eutropio nel suo Breviario se la sbriga con un conciso: “Diciottenne (Romolo) fondò un piccolo borgo al Palatino, il 21 aprile nel terzo anno della sesta Olimpiade”,  il serioso Plutarco si concede a più succose divagazioni in merito.

Romolo_e_remo

IN ALTO: P. P. Rubens, Romolo e Remo (1616)

Naturalmente la storia batte la fiacca e cede il posto al mito, al favolistico, sicché sono proprio queste le curiosità più gustose, come le notizie astrologiche sulla data di nascita di Romolo o l’oroscopo di Roma, fondata secondo Taruzio il 9 del mese egizio di Farmuthi (corrispondente ad aprile), tra la seconda e terza ora. La dissertazione continua sul nome della città e se in genere per gli antichi Romolo fu ritenuto eponimo del luogo, gli storici e tra questi il Nostro hanno sempre a ragione sostenuto che Roma ante Romulum fuit.

Le ipotesi sono le più disparate e vanno dalla fantasiosa alla razionale, dall’epica alla linguistica. Ellanico, geco del V secolo a.C. ne attribuisce la derivazione ad una profuga troiana (di nome Roma, appunto), seguace di Enea nel suo viaggio verso una nuova patria, alla quale pare si dovesse il suggerimento per il lido di approdo prescelto. Altri ricollegano Roma, ma è una interpretazione più ingenua e ad orecchio, al greco Rome vale a dire “la forza”. Altri vocaboli del lessico greco si presterebbero alla disputa e quello più accreditato è Rumon (da ruo = scorrere), con il quale veniva indicato il Tevere. Plutarco fa ancora cenno a Ruma termine latino che significa “mammella”, da abbinarsi alle gibbosità dell’orografia romana. La presenza di una dea Rumìna non farebbe che avvalorare la tesi. Ultime e più aderenti supposizioni sono state formulate volgendo l’attenzione all’onomastica etrusca, come all’esistenza di una non ben identificata Gens Ruma. Il problema, per quanto affascinante e ancora aperto, sembra comunque destinato a restare insoluto; così come senza soluzione è la questione relativa al nomen occultum della città.

Al riguardo sappiamo soltanto che Roma aveva un nome mistico, conosciuto unicamente dalla casta sacerdotale, fruibile per riti particolari ed esclusivi, protetto dal segreto degli adepti, la cui trasgressione era punita con la morte . E’ ben evidente che la sanzione ha sortito l’effetto propostosi. Da tante fonti di positivo ci rimane un solo elemento: il primo nucleo di Roma, quasi l’embrione, fu sul colle Palatino e forse contemporaneamente ci fu un insediamento sull’Aventino. Ne sta a testimonianza la Remonia che la leggenda attribuisce a Remo.

Il mito dei fratelli antagonisti ha precedenti tanto antichi da essere considerato un archetipo. Basti pensare a Osiride e Seth (nel cui nome si riverbera la radice Sat dell’ebraico Satan che vuol dire “rivale”), a Caino e Abele, in cui si riflette la dualità del mondo, la trama degli opposti. Ne sono divenuti simboli due animali agli antipodi fra loro: la Lupa e l’Aquila di cui si sono appropriate le due squadre di calcio cittadine, divise da una inconciliabile e storica rivalità. La prima di segno cupo e notturno, legata alle forze ferine primordiali, ctonie, al quadrato nero della scacchiera e dell’opus magnum; l’altra nobile e imperiale, uccello solitario che vola in alto, associato alla citrinitas il terzo stadio dei passaggi alchemici.

B. Pinelli 1811 Diva Roma

IN ALTO: B. Pinelli, Diva Roma, acquerello (1811)

Se poi fosse Romolo il fondatore o Remo, che fosse un’infiltrazione latina o una propaggine etrusca non è così semplice appurare ma lasciamo che a parlare sia una qualsiasi carta topografica. Il Rumon o Tevere serviva a delimitare naturalmente i confini fra Tusci, Sabini e Latini ed era un po’ la no-man’s-land dell’epoca. All’altezza dell’isolotto fluviale che poi sarebbe assurto ad isola sacra di Esculapio, la zona diventava appetibile sia per il collegamento col mar Tirreno da cui distava sedici miglia romane, sia per la conformazione del territorio collinoso e adatto a insediamenti abitativi facilmente fortificabili. A ridosso del Tevere maggiormente idonei si presentavano per l’appunto il Palatino e l’Aventino, separati fra loro da una depressione paludosa periodicamente alimentata dagli straripamenti del vicino fiume, la Vallis Murcia (dove oggi c’è il Circo Massimo). Ed è qui che in un giorno imprecisato di un anno imprecisato qualcuno ritenne opportuno stabilire un avamposto. Dopo tante congetture, dopo millenni di interrogativi è tuttora più suggestivo credere che quel qualcuno fosse Romolo e che quella data fosse il 21 aprile del 753 a.C.

arch. Renato Santoro – Roma, aprile 2015

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2 pensieri su “APRILE NATALE DI ROMA (sotto il segno della Lupa e dell’Aquila)

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