XVI Lama: LA TORRE

Continuiamo in questa nostra lettura dei Tarocchi alla maniera di Warburg, cioè come in un Atlante Mnemosine, in un percorso della memoria per associazioni che si presti a cogliere gli intrecci con la nostra simbologia muratoria. Calvino, nel suo Castello dei destini incrociati, ha colto le suggestioni del calcolo combinatorio legate alle carte dei Tarocchi.

Nessuna pretesa di imbastire una lezione sugli Arcani, ma solo uno spunto per parlare di temi che ci sono cari. E questa è solo una delle vie percorribili perché le differenze “dif-ferunt” ci portano altrove, con tutto il piacere dell’esploratore. E per nostra conformazione siamo insofferenti ai dogmi, e reputiamo una ricchezza la molteplicità degli apporti, al riparo dal pensiero unico. Chi non ha dubbi difficilmente si pone domande, mentre l’interrogativo è il motore primo verso la ricerca di una risposta. Iniziati sono coloro che seguono la via della conoscenza e, poiché la nostra trasformazione dipende dalle caratteristiche peculiari del nostro essere, tale via è diversa per ciascuno di noi e, proprio per questo motivo, c’è una sola meta ma più di una strada per approssimarsi ad essa.

Come nota a margine: la voce “tarocco” potrebbe derivare dall’arabo Tariqa (plurale Turuq), il cui significato, guarda caso, è via, percorso. Il tarocco proposto in questa tornata è la Torre. L’arte di ben costruire è alla base per l’elevazione di ogni corpo di fabbrica. Non va infatti dimenticato che l’antico francese maçon significa, appunto, muratore e rimanda al latino medioevale machinator e ai maestri comacini, cioè cum machinis e non perché di Como.

La lama XVI, la Torre, è la carta che evoca, dunque, l’ars regia dei costruttori di cattedrali. L’uomo, nutrendo nostalgia del cielo, vuoi costruire edifici che svettino sin verso le nubi. La tradizione elenca un gran numero di esempi: a partire dal biblico Nemrod che con la sua torre sfida le vette celesti e per questa sua ambizione subisce la punizione divina; dalle piramidi alle ziqqurat babilonesi, dalle torri baronali della Roma medioevale alle vertiginose ogive del gotico, sino ai grattacieli d’Oltreoceano. Le tristemente note Twin Towers, come due enormi colonne del Tempio, novelle Jakin e Boaz nello sky-line di New York, hanno subito la folgore del fanatismo e della follia, così come la torre degli Arcani è colpita dal fulmine.

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cavalli

In alto: la XVI lama dei tarocchi e la libera interpretazione che ne dà Emanuele Cavalli (Il sogno, 1937)

Goethe in quel meraviglioso capolavoro che è Le affinità elettive, denso di allusioni e suggestioni muratorie, allorché descrive la costruzione del castello del protagonista, ammonisce come la parte più importante di un nuovo edificio sia la solidità delle fondamenta. Il passante distratto giudicherà il fabbricato per l’eleganza dei decori o la ricchezza dei rivestimenti, cioè per il suo involucro in superficie. Ma perché l’opera sia solida, ben salda e duratura nel tempo, è importante che le sostruzioni e i muri maestri siano compatti e ben progettati.

La metafora va trasposta ai lavori del muratore che indossa il grembiule per proteggersi dagli schizzi delle pietre che intaglia e dalla sbruffatura dell’intonaco. Costruire un muro diviene metafora della realizzazione di noi stessi, nella sostanza e non nell’apparenza. In modo da poter essere anziché sembrare. Un motto di Pindaro, preso in prestito anche da Nietzsche come sottotitolo per il suo Ecce Homo, ci sia di monito: “Diventa ciò che sei”. Una frase questa che è quasi il completamento dell’epigrafe delfica “Conosci te stesso”.

arch. Renato Santoro, febbraio 2015

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